Come migliorare il tasso di consegna: consigli per principianti ed esperti

Tasso di consegna newsletter

Un buon tasso di consegna è uno tra i pilastri principali per un email marketing di successo. Solo se le email giungono a destinazione possono essere effettivamente aperte e avere gli effetti desiderati. Non serve infatti creare una newsletter perfetta nei contenuti e belle esteticamente se poi non raggiunge i destinatari per i quali è stata pensata.

Per sapere se le proprie newsletter vengono consegnate o no, bisogna verificare il tasso di consegna, cioè la percentuale di email che raggiunge la casella di posta in entrata dei destinatari e si ricava sottraendo il numero dei bounce al numero totale dei contatti ai quali si è inviata la newsletter.

Ma cosa si può fare quando il tasso di consegna non è soddisfacente? In questo articolo ti spieghiamo quali sono le misure più efficaci da mettere in pratica per ottimizzarlo.

Illustreremo:

  1. quali sono i fattori che influenzano il tasso di consenga,
  2. alcuni consigli per migliorare il tasso di consegna,
  3. alcune strategie per esperti per ottimizzare il tasso di consegna.

Cosa influenza il tasso di consegna?

Il tasso di consegna è strettamente correlato con la cosiddetta reputazione del mittente, nonché il grado di affidabilità del provider di posta elettronica dal quale la newsletter viene inviata. Una buona reputazione è la base per un buon tasso di consegna, mentre un basso tasso di consegna influisce negativamente sulla reputazione. Il tasso di consegna determina quindi la reputazione e questa influenza a sua volta il tasso di consegna.

Una misura per migliorare notevolmente il tasso di consegna è l’uso di una architettura d’invio professionale. Usare i server di un software per l’email marketing è, infatti, molto più affidabile rispetto al proprio account privato di posta elettronica. Usando un indirizzo pensato per un uso personale, si viene facilmente classificati come spam se si invia a grossi gruppi di destinatari e si raggiungono tassi di consegna molto bassi, tra il 30 e il 50 per cento. Con il semplice uso di un software per l’email marketing, senza mettere in atto altre strategie, il tasso di consegna aumenta fino al 99%.

Ma perché un software professionale determina tassi di consegna migliori rispetto ad un account privato?

La parola d’ordine è Whitelisting, l’uso di liste bianche. I server che compaiono in una lista bianca vengono automaticamente considerati affidabili dai provider di posta elettronica. In questo modo si riduce il rischio di essere classificati come spam, e di molto. Inviando le newsletter come se fossero email “normali” dal proprio indirizzo email privato, si finisce rapidamente nelle cosiddette liste nere: il provider che blocca l’indirizzo non consentirà altre consegne a quell’indirizzo email e al prossimo invio il tasso di consegna sarà ancora più basso. Per questo il whitelisting è imprescindibile quando si invia a un numero elevato di contatti.

Anche i filtri anti-spam rientrano in questo argomento. Semplice: se la newsletter finisce nella casella dello spam, ci saranno pochissime se non nulle possibilità che il destinatario la legga. I filtri anti-spam vengono attivati da una serie di caratteristiche comuni alle email di spam, riportati in alcune liste come SpamCop e verificate dai provider prima della consegna. E le conseguenze non tardano ad arrivare: se una newsletter presenta troppo spesso le caratteristiche di una email di spam, l’indirizzo del mittente finisce presto in una lista nera.

Un altro fattore importante sono le segnalazioni di spam. Quando un’email viene contrassegnata come spam dal ricevente, o ancor peggio segnalata, la reputazione ne risente negativamente. Al contrario, poche segnalazioni di spam fanno aumentare la reputazione.

Difficile da influenzare ma di grande importanza è il numero dei bounce: quanto maggiore è il numero delle mail che non viene consegnato, tanto più dubbia diventa la provenienza della newsletter. Un tasso di bounce basso, al contrario, viene visto dai provider di posta elettronica come sinonimo di qualità. Se una newsletter viene contrassegnata o segnalata come spam, questo può avere come conseguenza la penalizzazione del mittente o addirittura di tutto l’IP.

Come migliorare il tasso di consegna?

Il primo consiglio in assoluto è quello di usare un server professionale per l’invio. Già inseriti nelle liste bianche di cui abbiamo accennato sopra, con server di questo tipo non si corre il rischio che le proprie newsletter vengano bloccate dai filtri anti-spam. Importanti gestori di liste bianche sono, ad esempio, CSA, ISIPP Surety Mail e Return Path. A seconda del proprio target di destinatari vale la pena registrarsi in una o più liste bianche. Per l’invio di newsletter anche all’estero, ad esempio, si consiglia Return Path.

Decisiva è anche un’accurata gestione dei bounce. I cosiddetti hard bounce (indirizzi email non raggiungibili da molto tempo) dovrebbero essere eliminati dalla lista dei contatti. Con Newsletter2Go la classificazione degli hard bounce avviene automaticamente. I soft bounce (indirizzi email solo temporaneamente non raggiungibili) sono meno spinosi, ma se presenti in grande quantità possono influenzare negativamente il tasso di consegna. Newsletter2Go classifica questi indirizzi come bounce solo dopo tre tentativi di consegna non riusciti.

Accanto ai bounce anche le cancellazioni devono essere gestite in modo adeguato e soprattutto a norma di legge. Se non si prendono in considerazione le disiscrizioni, si corre infatti il rischio che le email vengano rifiutate e segnalate come spam. A tutto svantaggio per la reputazione. Per evitare questo rischio, meglio usare sempre la procedura di doppio opt-in.

A livello di contenuti, si dovrebbero evitare termini che “attivano” i filtri anti-spam. Per capire se la propria newsletter può essere classificata come spam sulla base dei suoi contenuti, è possibile effettuare un test anti-spam prima di inviare la newsletter. Tra i fattori che concorrono alla classificazione come spam sembrano esservi anche i link abbreviati (come bit.ly, ad esempio) o una rapporto testo-immagini sproporzionato.

Hai già provato tutto ciò?

Anche se nonostante questi accorgimenti il problema del basso tasso di consegna persiste, non è il caso di perdere la speranza. Con questi consigli per esperti, potrai migliorare ulteriormente il tasso di consegna:

  1. IP dedicati. De default, quando si usa un software per l’email marketing si usano IP condivisi con più utenti e per questo non si è gli unici responsabili della reputazione. Cosa che non avviene con un IP dedicato: qui si è gli unici responsabili della propria reputazione. Soprattutto quando il proprio volume di invio è elevato o quando vi sono precise necessità può valere la pena optare per un IP dedicato. Prima di usarlo è consigliabile inoltre far “preparare” l’IP dal gestore del software. Questa opzione è inclusa negli IP dedicati di Newsletter2Go.
  1. Firma del mittente. Dove con il termine “firma” si fa riferimento a una procedura verificata, grazie alla quale le email possono essere associate a un mittente unico e identificabile. Questo serve a evitare che mittenti non autorizzati usino il nome di altri per inviare email. Procedure di questo tipo sono DKIM e Sender ID. La maggior parte dei gestori di posta elettronica verifica questo tipo di procedure e, se presenti, le valuta positivamente
  1. DMARC. In questo caso si tratta di un nuovo protocollo di autenticazione che sta diventando sempre più importante: se l’indirizzo non supera la verifica viene rifiutato. DMARC viene utilizzato anche da Google, Microsoft e Yahoo e conferisce migliori tassi di consegna alle caselle di posta elettronica di tali gestori.
  1. Sender Score. Con questo strumento gratuito creato da Return Path è possibile assegnare un punteggio alla reputazione, da 0 a 100. Un punteggio superiore a 91 assicura un buon tasso di consegna. Il punteggio può essere migliorato riducendo il numero delle segnalazioni, eliminando i casi di spam e di bounce. Importante è non confondere il Sender Score, semplice indicatore del tasso di consegna, con il tasso di consegna in sé.
  1. Creazione delle liste nere di destinatari. Se le newsletter inviate vengono segnalate ripetutamente come spam da uno o più destinatari, si consiglia di inserire tale o tali destinatari nella lista nera. In questo modo tali contatti verranno esclusi dalla ricezione e si potrà migliorare la propria reputazione.

Se non sai con precisione da cosa dipende il basso tasso di consegna delle tue newsletter o hai bisogno di aiuto, puoi rivolgerti in qualunque momento al servizio assistenza di Newsletter2Go che sarà lieto di aiutarti nell’ottimizzazione del tasso di consegna delle tue campagne di email marketing.

Über den Autor

Angela Antonicelli
Country Manager Italia

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